mercoledì 10 giugno 2009

Commento al voto in città

Un Pdl in salute, un Pd ridimensionato e l’Idv che conferma in città l’exploit nazionale: “Niente di nuovo sotto il sole” verrebbe da pensare snocciolando i risultati della tornata elettorale dello scorso fine settimana. Impegnati a scegliere solo chi mandare al Parlamento europeo, il primo dato che salta agli occhi è la scarsa affluenza alle urne degli elettori catanzaresi: il capoluogo è sotto di circa venti punti rispetto la media nazionale (43% a fronte del 65%), che tradotto significa 33mila votanti, ben 23mila in meno in confronto alle elezioni del 2008. I quali hanno confermato il trend emerso negli ultimi appuntamenti elettorali: il Pdl è il primo partito in città e pur perdendo qualche consenso rispetto le precedenti politiche (passa dal 44% al 39%), aumenta la forchetta rispetto al partito di Piero Amato e Agazio Loiero (il Pd raggiunge il 22%, ben 17 punti di differenza rispetto al Pdl). Un dato importante per gli azzurri del capoluogo che ambiscono non solo a riprendere la guida dell’amministrazione comunale (in pole position c’è sempre Michele Traversa), ma anche ad esprimere la candidatura a presidente della Giunta regionale (torna in auge il nome di Giancarlo Pittelli). Si afferma, quale terza forza, l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, un partito che è riuscito a raccogliere tanti voti dei democratici delusi e che ha scommesso, e bene, su persone come Luigi De Magistris: quest’ultimo ha ottenuto da solo circa 3.800 preferenze, il secondo più votato dopo Berlusconi fermo a quota quattromila. Tanto da far dire a Marco Travaglio come il risultato di Catanzaro sia «uno dei più bei segnali che vengono inviati alla classe politica o a quello che ne resta». Chissà come “monetizzeranno” il successo gli uomini di Idv, visto che il partito non ha mai sfondato così tanto nel capoluogo e ora può contare su un importante 17% di consensi: alla prova del governo, il rischio è ripetere l’esperienza dei Radicali che ebbero un successo enorme alle europee del 1999 e oggi non ottengono neppure un seggio a Strasburgo. Un buon risultato l’ha ottenuto, invece, la coalizione che ha visto uniti la Destra di Storace con il Movimento per le Autonomie di Tallini: il candidato catanzarese Andrea Lorenzo ha convinto circa 888 elettori. Deludente, d’altro canto, la prestazione dell’Unione di Centro di Mario Tassone che perde pezzi e voti e arretra, rispetto le precedenti politiche, attestandosi intorno al 5%. Interessante anche il risultato ottenuto da Sinistra e libertà di Nichi Vendola (3,66%) che supera di circa un punto percentuale quello di Rifondazione e Comunisti italiani (2,76%): insieme, sarebbero la quarta forza in città. Un dato su cui riflettere per evitare che Gatto e Occhini vengano ricordati come i primi e gli ultimi rappresentanti comunisti al governo del capoluogo. Tra le curiosità, da segnalare i 368 voti della Lega Nord (avrà inciso la proposta per “Catanzaro capitale” avanzata da Cnc?), i consensi registrati da Giacomo Mancini (1.482) e quelli per Clemente Mastella (268) entrambi in quota Pdl: a Catanzaro, nonostante tutto, c’è ancora chi vuole bene all’uomo di Ceppaloni.

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