mercoledì 22 luglio 2009

Prima giornata Reggae Train Sun fest 2009


Parte bene il “Reggae Train Sun fest 2009”, il primo festival del genere in Calabria che ha preso il via venerdì pomeriggio nella suggestiva cornice del Parco delle Biodiversità di Catanzaro. I giovani avventori, provenienti un po’ da tutta la regione, hanno potuto apprezzare tanta buona musica, fare un tuffo nella vita di Bob Marley, approfittare dei vari stand allestiti sul prato per acquistare un maglietta, firmare una petizione o conoscere i vantaggi di comprare prodotti biologici a costo zero. Favorevole anche il clima: a parte il fastidioso caldo del pomeriggio, in serata ha preso posto una piacevolissima brezza che ha accompagnato le danze fino all’una di notte. Mentre ai dischi si alternavano selezionatori provenienti da tutti Italia, dai romani Yaga Yaga e Dancehall Soldiers ai pescaresi Clean heart e Davidone, senza dimenticare le varie crew locali, ci si è potuti cimentare in partite di basket e calcio senza disdegnare le iniziative sociali e la mostra di Niko Citriniti, emergente artista locale dedito all’art-recycle. Sotto i gazebo appositamente allestiti, infatti, Farerete ha proposto prodotti realizzati dai ragazzi di strada del Guatemala e Amnesty International ha sensibilizzato sulla difesa dei diritti umani proponendo una raccolta di firme contro il razzismo, stesso tema scelto per la campagna “Non aver paura” per superare l’indifferenza e la diffidenza verso gli altri. E ancora, c’era il gruppo “Walking togheter”, che ha offerto un originale quanto gustoso caffé ugandese mentre promuoveva il servizio civile internazionale per aiutare i minori orfani dello stato africano; e “Catanzero”, l’iniziativa che ha messo insieme alcune aziende agricole del territorio calabrese per la vendita diretta dei loro prodotti biologici direttamente ai consumatori. Alle 21 e 30 è intervenuto il giornalista e scrittore Alberto Castelli, uno dei massimi esperti italiani di black music e autore, con Maria Carla Gullotta, del libro “Africa unite. Il sogno di Bob Marley”. Castelli è partito dalla propria esperienza personale, dalla scoperta e dall’amore per la musica giamaicana, per raccontare l’uomo che ne ha rappresentato la massima espressione: appunto, Bob Marley. In un percorso fatto di immagini, parole e musica, grazie ai dischi selezionati dal dj Marci Far I, il giornalista romano ha ripercorso la nascita della musica reggae («In Giamaica si ballava lo Ska, dai ritmi veloci, per celebrare l’indipendenza dall’Inghilterra; ma il caldo imponeva ritmi più lenti ed è nato il “rocksteady”, la musica che ha fatto ballare insieme i bianchi e i neri e ha dato il via alle sonorità di cui parliamo stasera»); gli esordi di Marley («Gli studi di registrazione erano piccoli e semplici, non esistevano campionamenti o computer ma solo la voglia di raccontare cosa stava accadendo: si registrava la mattina e si suonava la sera!»); l’ascesa con i The Wailers («Erano rispettati, se non temuti, perché erano i cantanti della gente comune») fino alla morte nel lontano 1981 e al patrimonio che ha lasciato («Un grande senso di libertà è la forza di non aver paura di nessuno»).


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