mercoledì 29 dicembre 2010

Convegno digitalizzazione atti Piazza Fontana

Il giudice Guido Salvini lancia l’invito a fine convegno: «Sarebbe bello se chi ha promosso e sostenuto la digitalizzazione degli atti del processo, in occasione del quarantunesimo anniversario della strage di piazza Fontana, si recasse a Milano per consegnare simbolicamente i dvd all’Autorità giudiziaria. Sarebbe una testimonianza importante per i familiari delle vittime, darebbe una ulteriore spinta alla riapertura delle indagini, significherebbe molto per la memoria storica del nostro paese».

Ecco, è forse nella frase del magistrato che riaprì l’inchiesta sulla bomba esplosa il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano, nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, che può individuarsi il giusto riconoscimento allo spirito che ha animato, e anima tutt’ora, l’associazione Altracatanzaro.

È insolito ma un po’ di autocelebrazione è d’obbligo. Perché in una fase di “normale”, anche se prolungata, apatia del sodalizio, il piccolo successo celebrato venerdì dimostra la bontà e lungimiranza di chi ha lavorato immaginando di poter cambiare la città attraverso convegni, serate, iniziative e celebrazioni, che avevano quale scopo la ricerca della verità, la proposta culturale, una visione delle cose improntata sul rispetto, la tolleranza, la legalità. E pazienza se qualche volta la voglia di fare è stata scambiata per arrivismo politico; se l’atteggiamento di sincera partecipazione è stato tacciato di “snobismo”; se l’entusiasmo per i successi iniziali a volte ha lasciato il posto all’ingenua presunzione di poter fare più delle proprie possibilità.

Altracatanzaro non compariva sulle locandine della manifestazione ma venerdì, nell’aula rossa, c’era. Era presente con chi ha dato il via, nel lontano febbraio 2006, al laboratorio sociale; con chi ha pensato e sostenuto tante iniziative, ha realizzato il sito e lo ha riempito di contenuti; con chi ha partecipato a passeggiate e volantinaggi, presentato autori di libri e raccontato il senso di un film; con chi ha messo una firma per una causa ritenuta giusta, ha celebrato un targa, ha liberato un saggio o un romanzo; con chi ha presentato musicisti reggae e moderato convegni su lavoro e immigrazione. E con quelle centinaia di persone, catanzaresi e non, che hanno frequentato nel corso degli anni il forum di discussione, sparsi per i più svariati motivi, in tutte le regioni d’Italia e anche d’Europa.

Chissà cosa sarà Altracatanzaro tra qualche tempo; eppure, la digitalizzazione degli atti del processo di piazza Fontana (sfido chiunque a pensare che fosse una cosa scontata, forse non ci credevamo più neanche noi) ci deve rendere orgogliosi e soddisfatti perché dimostra una cosa: non importa quanto un compito possa sembrare ingrato e difficile: se c’è del buono e l’impegno è disinteressato, anche una associazione di una modesta città di una piccola regione può riuscire a realizzare qualcosa di grande cui può fruire un pubblico potenzialmente immenso.

Grazie a tutti; grazie, soprattutto, a quella comunità di uomini e donne che ha creduto e si è impegnata in Altracatazaro.

La serata

Sono state tante le cose dette dagli ospiti del convegno organizzato per presentare la digitalizzazione degli atti del processo di Piazza Fontana e l’importanza di tutelare la memoria storica del paese. Ha introdotto e moderato il professor Luigi La Rosa, al quale si deve la citazione più dotta riportando quanto riferiva Publio Cornelio Tacito nel periodo di tirannia di Domiziano: «Anche la memoria stessa perderemmo assieme alla voce, se fosse in nostro potere tanto il dimenticare quanto il tacere».

Quindi Daniela Palaia, presidentessa dell’associazione Diritto di difesa, coorganizzatrice dell’evento insieme al circolo Augusto Placanica, ha snocciolato i numeri: «Oltre 500 mila pagine scansionate ed archiviate in 8 dvd per raccontare la verità giudiziaria di una strage che ha provocato 17 morti ma che dopo 10 processi ha visto 0 colpevoli».

La sfida tecnica è stata raccontata, anche con l’ausilio di un video realizzato dalla società vicentina Almaviva, da Guido Caracciolo, responsabile del CISIA Calabria (Coordinamento Interdistrettuale per i Sistemi Informativi Automatizzati): dalla gara d’appalto fino al termine dei lavori con la consegna, nel febbraio del 2010, dei files dell’intero processo. «Un grazie particolare va a chi ha scansionato gli atti e non è oggi presente - ha detto, tra l’altro, il funzionario -. La digitalizzazione ha migliorato la qualità dei documenti, in particolare quelli su carta velina, i primi destinati a perdersi». Caracciolo si è poi commosso ricordando l’impegno espletato e l’articolo 98 della Costituzione (“I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”): «Credo che abbiamo reso un gran bel servizio allo Stato e alle nuove generazioni».

Paride Leporace, attuale direttore de il Quotidiano della Basilicata, ha ricordato, invece, l’impegno profuso dall’edizione calabrese dello stesso giornale quando ne era il responsabile: «Fu una telefonata dell’amico scrittore Fabio Cuzzola a segnalare l’esito delle ricerche di una giovane studentessa di Padova, Maria Itri, che denunciava lo stato di abbandono delle carte processuali. S’innescò un movimento positivo che coinvolse storici e intellettuali, la società civile e il Corriere della sera che lanciò un appello a livello nazionale». «Abbiamo ottenuto un risultato significativo: conservare quella che definisco la Treccani delle stragi di stato – ha proseguito Leporace -. È importante perché se le stragi restano impunite, che insegnamento lasciamo alle nuove generazioni?».

Infine, Guido Salvini, il giudice a cui si deve la riapertura delle indagini a Milano, il quale ha cominciato col botto: «Avessi avuto allora l’archivio digitale a disposizione, forse i processi avrebbero avuto un esito diverso». Il magistrato ha parlato dell’utilità dell’operazione («Finite le indagini decine di studenti, studiosi, storici e giornalisti venivano al mio ufficio per poter visionare carte che, in realtà, non avevo»); ha ringraziato chi a vario titolo se ne è occupato («Bravi i magistrati Migliaccio e Ledonne che all’epoca effettuarono arresti importanti e diedero un contributo decisivo per i passaggi successivi; e un grazie particolare al cancelliere Vatrella per le copie fotostatiche concordate, allora, via telefono»); ha segnalato l’importanza del processo («Non uno qualsiasi perché rappresentava la fotografia del paese in quella determinata epoca»); ha sottolineato le verità storiche emerse dalle carte e non contestabili («La paternità politica è riconducibile senza ombra di dubbio ad Ordine nuovo con la collaborazione dei Servizi segreti deviati per favorire un golpe militare o uno stato autoritario. E un colpevole c’è: Carlo Digilio, capo della logistica, pentito e quindi con la posizione processuale prescritta»). Da ultimo, Salvini ha espresso un auspicio: «Spero che le indagini vengano riaperte perché stanno emergendo nuovi elementi e alcune persone stanno parlando; ricordo che il presidente Napolitano, lo scorso anno, disse chiaramente di continuare a cercare qualunque elemento che possa contribuire a trovare la verità».

Durante il dibattito sono intervenuti, tra gli altri, Fabio Cuzzola, che ha ricordato l’appello lanciato su Repubblica per aprire gli archivi e regolare meglio il segreto di stato, e il pubblico ministero Sandro Dolce, che ha voluto ricordare, ancora una volta, l’eccellente lavoro svolto dalla magistratura catanzarese per fare piena luce sulla strage di piazza Fontana.

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