martedì 28 ottobre 2008

Salviamo il Manifesto!

Non sono comunista ma è una battaglia di libertà!




di Mirko Vespertini
Catanzaro - «NON è vero che siamo insostituibili o fondamentali. È vero, però, che rappresentiamo una voce autonoma e indipendente, una piccola grande testimonianza di libertà in un periodo non felice per il nostro paese. Grazie per il tempo che ci state regalando: è una risorsa preziosissima che nessuno sembra più voler condividere con altre persone». Ida Dominijanni, firma storica de Il Manifesto, interviene durante una pausa della cena organizzata a Catanzaro per sostenere le sorti del giornale comunista, colpito dall’ennesima crisi «di soldi», come l’ha defininita Valentino Parlato. Ad ascoltare, e supportare, la giornalista catanzarese accorrono Adriana Papaleo di Confesercenti e Mariella Fiorita del Circolo Placanica, Isa Mantelli del Centro calabrese di solidarietà e l’avvocato Paola Garofalo, ma anche rappresentanti politici e sindacali (c’erano Danilo Gatto ed Eugenio Occhini, Tommaso Chiodo e Pier Macrì), docenti universitari e studenti, operai e liberi professionisti: in tutto una quarantina di persone che a fine serata consegneranno all’ospite un contributo di circa 800 euro. «Abbiamo commesso tanti errori, non siamo più al passo con le innovazioni tecnologiche, il quotidiano ha gravi carenze: spesso penso che non siamo all’altezza della nostra storia – prosegue Ida –. Eppure lavoriamo in autogestione da 35 anni e abbiamo un costo del lavoro bassissimo, tant’è che guadagniamo quanto un metalmeccanico; inoltre, non abbiamo mai avuto padroni a cui rendere conto». Teatro dell’iniziativa è il ristorante Amici miei, i cui locali accolgono, divisi in quattro tavolate, i partecipanti alla serata. L’atmosfera comincia a sciogliersi dopo i primi bicchieri di vino e diventa conviviale quando il gestore, Saverio Scarcella, imbandisce le tavole di ogni prelibatezza: crocché di patate e polpette di carne, carciofi fritti e pizza ripiena, parmigiana e gateau, trofie con radicchio e salsiccia, soffritto, e dolce “millefoglie”. Si discute dei più svariati argomenti, dalla crisi economica allo stato dell’editoria in Calabria, e non manca l’accenno alle imminenti elezioni americane («Mentre negli U.s.a. un afroamericano rischia di diventare presidente, in Italia siamo fermi; lì c’è una nuova mobilitazione, la gente fa la fila per andare a votare, donne e giovani si sentono protagonisti della vita politica; in Italia, in cui persiste una discutibile diffidenza radical chic sulle vicende d’oltreoceano, viviamo un pericoloso torpore: una vittoria di Obama potrebbe invece dare nuova linfa alla sinistra italiana»). «Sono colpita dall’incredulità che regna nel nostro paese, come se non fosse vera la situazione che stiamo vivendo o come se non si potesse chiamare l’attuale forma di governo per quello che è: un regime - continua Dominijanni -. Molte libertà vengono erose giorno dopo giorno in modo subdolo: se non è fascismo classico è altrettanto pericoloso perché sta modificando la matrice democratica del nostro paese». In conclusione, la giornalista catanzarese dedica ancora una riflessione al progetto dei tagli all’editoria («Colpisce soprattutto l’arroganza del gesto perché si sta distruggendo il senso del pubblico del paese: chi non ha valore di mercato viene eliminato!») e sollecita la costruzione di una nuova rete politica «per superare la depressione in cui ci siamo cacciati: sono passati già 20 anni dalla caduta del muro di Berlino: o la Sinistra si riprende, oppure quella “novecentesca” sparirà definitivamente». La speranza è, comunque, che «il giornale sopravviva e torni ad essere un utile strumento per favorire il passaggio dalle vecchie alle nuove generazioni».

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