
Peccato per chi non c’era. Peccato per chi ha perso “Camillo Olivetti”, lo spettacolo di Laura Curino dedicato alla vita dell’imprenditore piemontese e di scena, ieri sera, al teatro Masciari di Catanzaro. In giacca e pantaloni neri, sui quali spiccava l’intenso rosso dei capelli, la Curino trascina lo spettatore in un racconto che sembra inventato ma che invece è straordinariamente reale. L’uomo che ha creduto nella fabbrica di macchine da scrivere è protagonista di una esistenza ricca di avvenimenti. Figlio di ebrei borghesi, dopo l’esperienza del collegio a Milano e superato il ginnasio a pieni voti, Camillo (in omaggio al conte di Cavour) consegue la laurea in ingegneria, parte per gli Stati uniti d’America, dove sarà assistente di Elettrotecnica alla Stanford University in Californiana, e vive una serie di esperienze che lo segneranno per sempre (grazie anche alla conoscenza di persone come Thomas Edison). Torna in patria pieno di progetti e si lancia prima in una attività per la fabbricazione di misuratori elettronici (la C.G.S., Centimetro, grammo, secondo) per poi dedicarsi interamente all’opera che gli darà fama internazionale. La Curino racconta gli eventi attraverso la testimonianza di due donne fondamentali nella vita dell’inventore. Innanzitutto, Elvira Sacerdoti, la mamma di Olivetti che da Modena («Città dell’utilità e del diletto») si trasferisce ad Ivrea («mai particolarmente amata»). Dopo la morte del marito, a chi gli chiedeva perché il figlio crescesse come un “vitello slegato”, lei, insegnante di lingue, rispondeva così: «La parola “vino” è tradotta in modo simile perché è uguale dappertutto, ma “bambini” o “childrens” o “enfants” o “ninos” sta a significare che ciascuno li fa per come è capace). L’altra donna è la moglie Luisa Revel, l’amore di una vita, l’unica capace coi suoi silenzi di tranquillizzare quella furia umana. Nel mezzo la nascita dei cinque figli (tra cui Adriano, colui che prenderà in mano le redini dell’impresa e al quale Camillo dirà: “Tu puoi fare qualunque cosa tranne licenziare qualcuno per motivo dell’introduzione di nuovi metodi perché la disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligge la classe operaia”!); l’impegno politico a favore del Partito socialista, e il senso del lavoro e del sacrificio per un uomo che non amava separare l’attività intellettuale da quella pratica («Dai in mano l’impresa ad un ingegnere e cesserà di esistere!»). Laura Curino racconta l’epopea di Camillo Olivetti con viva partecipazione; riesce a non stancare mai l’ascoltatore aiutandosi con la mimica e i cambi di tonalità necessari per interpretare i vari personaggi. Cattura il pubblico quando spiega la nascita, nel 1907, della “Ing. C. Olivetti & C.”, e l’Esposizione internazionale di Torino del 1911 durante la quale gli operai di Camillo saranno i protagonisti portando a termine il prototipo della M1. Coinvolge il pubblico interrogandolo su chi ha inventato cosa («Chi ha inventato la radio? E la pila? E la locomotiva? Bravi, siete preparati!») e conclude declamando alcuni passi del libro edito da Baldini Castaldi Dalai dedicato all’uomo che è riuscito a coniugare bellezza e utilità, produzione e rispetto per il lavoratore. E la cui invenzione più importante, la Lettera22, è tuttora esposta nella collezione permanente di design al Moma di New York.
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