venerdì 19 dicembre 2008

PAROLE CHIAVE: GALLIDELLA LOGGIA A CATANZARO


Ernesto Galli della Loggia, intellettuale e firma del Corriere della sera, è stato l’ospite del terzo appuntamento di Parole chiave, la rassegna culturale ideata e presentata da Raffaele Gaetano e tenutasi presso l’auditorium dell’Itis di Catanzaro. Protagonista dell’incontro la parola “Storia” di cui i due interlocutori hanno discusso di fronte un pubblico attento e composto in larga parte da giovani. La prima domanda è stata proprio sul significato del termine. «La “Storia” ragiona sui fatti per capirne la concatenazione e le cause. È tipico della cultura occidentale e spiega il mondo in cui viviamo per intervenire con azioni concrete - esordisce Galli della Loggia - e dovrebbe far parte del bagaglio civico di ogni persona. Ha una funzione etica perché studia il problema del “potere”, la lotta dei vari gruppi umani per ottenerlo, come e per quali fini praticarlo». Gaetano chiede un giudizio sui manuali italiani. Per il giornalista romano «i testi servono alla scuola per dare una prima formazione elementare anche perché senza idee e valori, i fatti diventano cronaca». Pensare, però, ad un racconto degli avvenimenti oggettivo è pura illusione: «La “Storia” è stata inventata per essere usata a fini politici, non esiste la neutralità. I nostri libri sono stati lo specchio delle ideologie dominanti in determinati periodi del paese». Della Loggia parla dell’Italia come di un «paese “mosso”: nei suoi valori di fondo è conservatrice, tant’è che la Destra ha un margine elettorale numericamente superiore; ma la cultura è sempre stata appannaggio della Sinistra». «E i mass media riequilibrano la differenza?» incalza Gaetano. «Non direi - risponde - su sette canali solo un è sfacciatamente filo Berlusconiano, basta osservare i programmi giornalistici di Mediaset: il successo dell’attuale Primo ministro non è dipeso dalle televisioni ma è dovuto al fatto che è un animale elettorale. Saper governare, però, è un altro discorso». Il colloquio prosegue sull’evento storico più importante degli ultimi decenni («L’abbandono da parte della Cina dell’economia collettivistica, un passaggio epocale che sconvolgerà gli equilibri mondiali») e sul concetto di nazione. L’autore de “La morte della Patria”, pamplhet che ha fatto molto discutere negli anni ’90, ricorda «il settennato presidenziale di Carlo Azeglio Ciampi durante il quale è stato riproposto con forza il tema dell’unità nazionale: dopo il fascismo in tutta l’Europa occidentale il tema della Patria è stato oscurato mentre ad Est, liberi dal blocco sovietico il nazionalismo si è espanso: c’è una forte discrasia nel vecchio continente». Ma cosa significa oggi essere italiani? «“La nazione è un plebiscito di tutti i giorni” – dice Galli della Loggia citando il filosofo francese Ernest Renan – ma è una domanda da porre a tutti gli italiani. Abbiamo condiviso gli stessi avvenimenti, la religione la gastronomia: pensiamo alla diffusione dell’olio d’oliva meridionale, del panettone milanese o all’orario dei pasti. Oggi c’è diffidenza verso l’identità nazionale perché sembra dividere le persone invece la reputo indispensabile per una moderna integrazione: oggi occorre far diventare italiani quelli che vengono nel nostro paese». Gaetano obietta sottolineando il successo della Lega Nord. Il discorso si fa più complesso: «Insegno in Brianza, nel cuore del Leghismo. Il partito di Bossi non è solo cravatte verdi e parole incendiarie: prende voti perché da voce a chi protesta contro l’eccessivo carico tributario senza ottenere nulla in cambio: in Lombardia, che produce da sola circa il 20% del Pil italiano, mancano infrastrutture e servizi essenziali. Nelle piccole e medie comunità, poi la maggior parte dei dipendenti pubblici sono meridionali: ciò provoca disaffezione tra i locali. Secondo voi, cosa succederebbe se in Calabria ci fosse una invasione di gente che parla i dialetti del Nord». Infine un accenno alla ‘ndrangheta: la mancanza di Stato ha favorito la criminalità organizzata? «Abbiamo imparato a leggere e scrivere, a camminare su strade asfaltate e ferrovie, a curarci gratuitamente negli ospedali grazie allo Stato. Se non si conduce un battaglia seria e determinata contro la criminalità è anche perché i cittadini delle regioni del Sud non lo chiedono. Ordine pubblico e sviluppo economico camminano di pari passo».

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