mercoledì 6 maggio 2009

Manera e Penoni (articolo per Il Quotidiano)

Catanzaro - L’amore, il sesso e, più in generale, il rapporto di coppia, sono stati i temi dell’esilarante spettacolo portato in scena da Leonardo Manera e Claudia Penoni al teatro Masciari di Catanzaro. Novanta minuti di risate tra gag, monologhi e canzoni, col duo accompagnato sul palco dal “factotum” Alessandro Carlà, impegnato alla pianola e agli effetti speciali. Manera è stato il mattatore («La crisi si sente: sulle cartine l’Italia non è più uno stivale ma un infradito» oppure «facevamo l’amore e mi chiamava Paolo, “Ma io sono Leonardo” le ho detto, e lei: “È un diminutivo!”); la Penoni ottima spalla, soprattutto nelle vesti della signora Ravagnolo, una donna attempata e bruttina che fa di tutto per piacere al marito ma con scarsi risultati. La coppia di Zelig ha ripercorso i momenti salienti del rapporto a due, dal matrimonio («con Gesù che, al momento della promessa, dalla croce esclama: “Pedonali, perché non sanno quello che fanno!”») fino alla vita in comune che «si caratterizza per tre momenti salienti: la pulizia settimanale, la spesa al centro commerciale e il rapporto sessuale, tutti concentrati al sabato!». Sono apparsi sul palco Peter, l’adolescente di provincia amante della discoteca («Anche lui ha festeggiato la vittoria dell’Italia al Mondiale, tutta la sera in macchina a suonare il clacson: lo avevano bloccato dentro il garage!»), il Presidente della repubblica che ha letto il messaggio di fine anno («Finalmente un comico e con più capelli, per continuare la tradizione di un precedente presidente del consiglio…»), e il giudizio universale, affidato non più a san Pietro ma a “San Paolo Intesa”, che giudicherà solo in base alle capacità di consumo delle persone. Fa capolino anche la politica («Se permetti le droghe sei tendenzialmente di centrosinistra; se le vieti sei tendenzialmente di centrodestra; se le consumi e basta sei un parlamentare») mentre il pezzo forte rimane il tormentato rapporto sessuale tra Petrektek (Manera) e Kripstak (Penoni), protagonisti di un surreale cinema polacco: «Sei come un temporale estivo, breve ma che ti rovina la giornata» dice lei a lui oppure “Il momento più bello è quando mi rivesto” dice sempre lei a lui che risponde “anche per me!”. Insomma, uno dei più divertenti spettacoli organizzati da La nave dei folli per il Masciari di Catanzaro che col duo Manera - Penoni ha chiuso nel migliore dei modi la stagione teatrale.

Manera e Penoni al teatro Masciari (Foto)


Claudia Penoni nelle vesti della signora Ravagnolo.


Petrektek (Manera) e Kripstak (Penoni), attori del cinema polacco.



Leonardo Manera durante un monologo.

Metti una domenica a Stalettì...

...con persone piacevoli, tanto cibo, aria pulita, sport e musica...


martedì 21 aprile 2009

La fiera della Giustizia.


Catanzaro - Invitato dal locale consiglio dell’Ordine degli avvocati, il presidente della Commissione Giustizia al Senato, Filippo Berselli, ha tenuto un incontro presso l’auditorium Casalinuovo per spiegare quanto sta accadendo in materia di riforma del processo civile. «Un tema che sentiamo molto perché i cinque milioni di carichi pendenti e i tempi biblici per ottenere una sentenza rendono quanto mai necessario intervenire» ha detto il presidente dell’Ordine, Giuseppe Iannello, nel presentare l’iniziativa. «Ci auguriamo, quindi, che in tempi brevi il codice di procedura civile sia rinnovato perché l’avvocatura vuole una Giustizia non solo più rapida ma anche più giusta, non una rivoluzione coprernicana ma una svolta decisiva, magari prima dell’estate» ha concluso Iannello che ha poi ceduto la parola a Berselli. L’avvocato ferrarese, in un’ora e mezza circa, ha toccato vari temi, dalla situazione politica ai risultati del governo Berlusconi, concludendo con l’annuncio della prima esposizione sulla Giustizia che avrà luogo il prossimo dicembre a Rimini. «Della procedura civile si parla poco e male nonostante sia quella che interessa di più i cittadini» ha esordito il parlamentare Pdl che ha subito consigliato la lettura di un libro, “La palude” di Massimo Martinelli, «per conoscere meglio i tempi indecorosi dei tribunali italiani: peggio di noi c’è solo il Guatemala!». Berselli ha innanzitutto chiarito che la riforma in discussione, modificata al Senato e ora nuovamente alla Camera, «non è né di destra né di sinistra perché rivolta all’Italia del futuro». Quindi, dopo aver elencato alcuni provvedimenti dell’attuale Esecutivo, dal pacchetto Sicurezza a quello sugli ordini professionali, ecco le modifiche della Commissione di palazzo Madama «per venire incontro alle esigenze degli operatori e dei cittadini». Il senatore ha spiegato che è stata riconosciuta maggiore fiducia ai Giudici di Pace e ai Giudici onorari («Senza il loro apporto il sistema sarebbe già bloccato, anche se è necessaria una loro migliore qualificazione»); è stata riletta la norma sulla testimonianza scritta, che potrà avvenire «solo con l’accordo di tutte le parti»; è stata pensata una legge delega che impegna il Governo ad una drastica riduzione dei riti processuali a tre (rito del lavoro, giudizio ordinario di cognizione e giudizio sommario) «per introdurre il più snello processo sommario di cognizione». Ancora, la preferenza per le conciliazioni e mediazioni per ridurre il carico di lavoro dei magistrati mentre ha suscitato la viva approvazione dei presenti, la proposta per cui in caso di vittoria in giudizio, le spese potranno essere compensate solo «per motivi gravi ed eccezionali espressamente indicati». Sul famoso e contestato “filtro”, un organismo composto da tre magistrati di Cassazione che dovrebbero stabilire quali ricorsi ammettere e quali no, Berselli ha sottolineato che «esiste in tutta Europa e l’alternativa possibile, un controllo da parte delle singole Sezioni, ingolferebbe tutto». Al Consiglio nazionale forense, che ha espresso malumori, ha risposto ricordando che è stato «il presidente Giudo Alpa, insieme ad altri insigni giuristi, ad elaborare il testo ora in discussione in parlamento per cui ci si può fidare». L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata al sistema bicamerale italiano («Chi lo contesta non capisce che, come nel nostro caso, i miglioramenti apportati in Senato al testo licenziato dalla Camera non sarebbero stati possibili: occorre operare con ragionevolezza»), alle riforme costituzionali («Lavoriamo sui regolamenti parlamentari, poi pensiamo a modificare la Carta») e ai Disegni di leggi proposti per l’istituzione del Tribunale della Famiglia, «un modo per tutelare i minori». La conclusione, invece, è stata tutta per la fiera di Rimini, uno spazio espositivo di quarantamila metri quadrati, con tre sale convegni e quattro padiglioni «dove, tra l’altro, saranno allestiti un tribunale e un carcere e, come in una fiction, saranno proposti al pubblico le fasi di una indagine o di un processo».

martedì 7 aprile 2009

Prima dei "calci nel sedere" ...

Appena costituitosi, il Pdl in Calabria è chiamato a risolvere alcuni importanti dilemmi organizzativi, primo fra tutti la scelta del nuovo coordinatore. Dato per certo che sarà un esponente dell’ex Alleanza nazionale, in prima battuta sembrava che la carica toccasse a Michele Traversa: l’uomo di Botricello, infatti, non ha mai nascosto di voler lavorare a più stretto contatto con la sua terra e l’incarico sarebbe un buon viatico per il vero obiettivo dell’ex presidente della Provincia: la carica di sindaco di Catanzaro. Sennonché, in forte ascesa sono le quotazioni di un altro primo cittadino, Giuseppe Scopelliti, per il quale pare si sia speso lo stesso Berlusconi. Scopelliti, tra l’altro, ha dato la propria disponibilità a concorrere contro Agazio Loiero, la cui ricandidatura è, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, ormai data per certa. Il reggino è giovane, gode di un alto gradimento nella sua città e ha il sostegno del Governo nazionale: il decreto per Reggio Calabria, il rilancio della costruzione del ponte sullo Stretto e la recente assegnazione della qualifica di “città metropolitana” sono successi che potranno essere fatti valere nelle sedi opportune. Schierati i candidati per le provinciali di Cosenza, dove a contendere la leadership di Oliverio ci sarà, tra gli altri, Pino Gentile, uomo forte del Pdl nella città bruzia, le liste per le prossime elezioni Europee chiariranno ancora meglio lo scenario futuro. Ambire ad uno scranno a Strasburgo può dare adito a varie interpretazioni: più il coronamento di una lunga carriera politica che la voglia di confrontarsi con i colleghi europei; spesso, un parcheggio, una “allontanamento” dalla politica italiana, un momento di pausa per poi ributtarsi nell’agone politico locale. Il discorso non è di poco conto anche perché la situazione è in continuo movimento: è vero che il partito di Berlusconi ha dalla sua un trend nazionale favorevole, confermato dai risultati delle ultime politiche e dalle recenti elezioni provinciali a Catanzaro; eppure, le regionali hanno un corso a parte e sarà difficile scalzare l’attuale Governatore. Insomma, il Pdl non avrà vita facile nel conquistare la guida della regione più povera d’Italia ma ha più di una carta da giocarsi per tentare la sortita. C’è, ad esempio, chi sussurra di un possibile ruolo per Giacomo Mancini junior: vale sempre il vecchio adagio per cui “non si fa nulla per nulla”, e l’ex esponente socialista, abbandonato il Pd per accasarsi nel centrodestra, potrebbe presentarsi per un posto all’Europarlamaneto: magari un test elettorale per capire di quanto consenso gode per poi lanciarsi nella sfida regionale. Ma tra le due corazzate Reggio Calabria e Cosenza, un ruolo lo vorrebbe anche Catanzaro o, quantomeno, il comprensorio: il capoluogo sta, infatti, vivendo una significativa crisi di rappresentanza istituzionale, che sarebbe sciocco addebitare all'attuale giunta amministrativa perché frutto di anni di politiche miopi e poco lungimiranti. Da parte sua, quale ulteriore smacco, il centrodestra catanzarese rischia di non esprimere il possibile candidato alla presidenza della Regione Calabria. Ecco, allora, l’outsider Pino Galati: libero da incarichi istituzionali (ma in attesa dell’imminente ricostituzione del ministero al Turismo), l’esponente lamentino ha promosso i Popolari europei verso il Pdl, ha riunito alcuni consiglieri regionali tra cui Abramo e Tallini, ha convinto gli ex aennini Ferro e Traversa (che messi da parte i pericoli di comitati d’affari e svolte antipolitiche, hanno plaudito all’iniziativa). Galati, dunque, potrebbe essere la sorpresa alle prossime regionali, anche per i rapporti diretti con Silvio Berlusconi, il cui appoggio, come già successo in Sardegna, può determinare il buon esito di una competizione elettorale.

domenica 29 marzo 2009

Pier Ferdinando Casini a Catanzaro

ALEGGIAVA aria di Democrazia cristiana durante il 3° Congresso cittadino dell’Udc tenutosi sabato scorso nella bella cornice del teatro Masciari di Catanzaro, alla presenza del leader nazionale Pier Ferdinando Casini. Aveva iniziato Mario Tassone, incitando la platea (non numerosissima, circa 250 persone) a «recuperare la storia dello scudocrociato, quella storia fatta di uomini liberi che hanno combattuto insieme importanti battaglie». Ha proseguito lo stesso Casini sfoderando i classici cavalli di battaglia del partito che fu di De Gasperi e Moro: prima parlando dei valori a cui deve ispirarsi l’azione politica dell’Udc («Dobbiamo difendere l’identità cristiana del paese, fa parte della nostra storia») e poi, in riferimento alla crisi economica, sostenendo che «il più importante ammortizzatore sociale in Italia sono le famiglie che usano i risparmi per aiutare i figli disoccupati o i parenti in difficoltà: riproponiamo, dunque, una seria politica familiare». Per il resto, la mattinata scivola via senza particolari annunci o colpi di scena: l’attesa è tutta per l’intervento del politico bolognese che concentra la sua relazione su temi quali la riforma costituzionale, la crisi economica, il federalismo fiscale. «Oggi prevale una idea di politica senza rappresentanza. Servono istituzioni più credibili e parlamentari in grado di difendere territori, principi e valori: un parlamento di nominati non ha alcun interesse a difendere le proprie prerogative e, soprattutto, non disturberà il manovratore. Occorre una idea diversa e noi siamo determinati a d influenzare la vita politica per i prossimi anni: ideologismi e dogmatismi hanno rovinato la politica» ha esordito Casini. Quindi, il ruolo dell’Unione di centro nel contesto istituzionale: «Se il comunismo e il fascismo non esistono più, che idea di libertà abbiamo? Il bipartitismo non è un elemento virtuoso della politica: avevamo proposto di elevare la percentuale di sbarramento, ridurre il frazionismo ma non ci piace l’idea di un uomo solo al comando» con chiaro riferimento al congresso del Pdl che ha celebrato la figura di Berlusconi. Sul momento di difficoltà economica, l’ex presidente della Camera ha le idee chiare: «La crisi c’è e il nostro ammortizzatore sono le famiglie. L’Italia è un paese grande perché composto per il 90% da un ceto medio che ci ha collocato nel novero delle potenze mondiali. Oggi, invece, in tanti stanno sconfinando nella povertà perché non è stata mai proposta una vera politica familiare. Sono le piccole imprese, i lavoratori non tutelati e i giovani i più in difficoltà per cui è necessario un nuovo patto generazionale. Vogliamo essere la forza politica che dice cose che possono dar fastidio: dall’abolizione delle province (ma se ci sono le elezioni ci candidiamo!) alla privatizzazione dei servizi essenziali fino alla riforma delle pensioni». L’Udc è stato l’unico partito che ha espresso voto contrario al Ddl sul federalismo fiscale: «Abbiamo detto no nel nome del principio dell’unità nazionale: si tratta di uno spot della Lega perché ancora non si conoscono le nuove funzioni che saranno assunte dagli enti locali, né la spesa complessiva del progetto. Non ci vergogniamo se ci accusano di voler difendere il Mezzogiorno anche se, in realtà, i nostri sforzi sono volti a tutelare il paese». Altro punto toccato da Casini, quello relativo al testamento biologico: «La legge sul fine vita è migliorabile ma abbiamo votato secondo coscienza: non si può utilizzare il diritto alla vita ad intermittenza permettendo tra l’altro ai medici di denunciare i clandestini: è primitivismo politico e stupidità perché aumenterà il racket della sanità e il rischio di epidemie tra la popolazione». Non mancano le bacchettate alla Sinistra, «incapace di quelle grandi scelte che avrebbero potuto ammodernare l’Italia: se continuano così, Berlusconi governerà per i prossimi dieci anni»; e sulla Regione Calabria, «un ente male amministrato la cui gestione è bocciata dalla gente comune: ci candidiamo per dare un concreto segnale di discontinuità».


Nota a margine: Tra i vari interventi, da sottolineare quelli del segretario regionale Francesco Talarico («Basta campanilismi, basta Catanzaro contro Lamezia, costruiamo una grande area al centro della Calabria») e di Mario Tassone («Il capoluogo s’impoverisce sempre di più: mettiamo da parte i quartierismi e la rivalità inutile con le altre città calabresi».

Sembra che i recenti riconoscimenti alla città di Reggio Calabria hanno risvegliato l’amor proprio dei politici catanzaresi.


Nota a margine (2): L’Udc, col senatore Antonio Fasson, ha proposto un emendamento, poi approvato, che ha cambiato il primo comma dell'articolo 4 del ddl sul biotestamento: precedentemente, per una modifica in commissione voluta dalla maggioranza, era stabilito che le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) «non sono obbligatorie, ma sono vincolanti». L'emendamento approvato in aula ha soppresso le parole «ma sono vincolanti» rendendo pressoché carta straccia i Dat. Che Casini!

CU NESCI ARRINESCI

Testo di Dario Scimé.

“Cu nesci arrinesci”. Chi abbandona la sua terra, è destinato al successo. Il suo coraggio sarà premiato e avrà una vita piena, ricca di soddisfazioni e libera dal bisogno. La verità è tanto evidente da essere divenuta proverbiale ed incastonarsi nella mente di generazioni di uomini e donne del meridione che, caricati i loro averi su navi ed aerei, hanno portato le loro vite verso le pizzerie, le miniere o le fabbriche dietro le cui insegne rosseggiava il sogno della terra promessa. Mai nessuno, né fra i partenti né fra coloro che restavano, si era mai interrogato sulla premessa che faceva da sfondo a questo proverbio e cioè come mai il partire fosse divenuto inevitabile, come mai la terra di origine non avrebbe ripagato i sacrifici né offerto frutti ai suoi figli affamati. Tutti l’accettavano, la premessa, così come si accetta un dogma di fede. Devono aver ragionato così anche alcuni miei parenti. Tutti partiti per inseguire il sogno americano. Uno si è fermato a Brooklyn, ha sposato una calabrese ed ha avuto due figli, cui ha imposto il nome dei nonni. Ogni tanto tornava a trovarci e allora si abbandonava ad un rancoroso elogio della distribuzione idrica americana. “Ancora cu i biduna siti? A me casa mi fazzu a doccia deci voti o iornu”. Un altro aveva aperto una pizzeria in New Jersey. Le foto ci parlavano di case e frigoriferi sempre più grandi. Eppure, il giorno che l’andai a trovare, mi venne a prendere con una Fiat 131 Supermirafiori. Quando gli chiesi il perché di quell’automobile, mi rispose che al momento di partire aveva giurato a se stesso che avrebbe guidato la migliore macchina italiana. Non la migliore in assoluto, pensai io, ma la migliore d’Italia. Ed ebbi piena contezza del perché nessun emigrante, seppur ricco, sarebbe mai stato realmente felice. Ma quale fenomeno, storico, sociale o economico era dietro la partenza dei miei zii? Chi aveva fatto sì che un siciliano o un calabrese venissero al mondo con il gene del migrante? Chi aveva inaridito una terra agognata dai greci e dagli arabi? A queste domande rispondono “I cumparielli”, i vivi personaggi creati da Walter Vespertini, un calabrese emigrato a Roma, le cui storie individuali, squarciando il velo della storiografia ufficiale, meritano di diventare memoria collettiva di ogni meridionale.

"I cumparielli" al teatro Masciari di Catanzaro.
Foto di Angelo Maggio - www.etnofotografia.com




Antonio Grosso (Antonio) e Maria Concetta Campennì (Michelina).


Da sx: Maria Concetta Campennì, Paolo Russo (Pietro), Caterina Mannello (Marianna),Arturo Versaci (Vitaliano) e Antonio Grosso.


Da sx: Alberto Canali (Il colonnello), Mario Taddeo (Il maresciallo) e Arturo Versaci.


Da sx: Antonio Grosso, Arturo Versaci e Paolo Russo.