“Il decreto impugnato (il n. 26 del 30 novembre 2006, ndr) dev’essere annullato nella parte recante la sostituzione della provincia di Catanzaro con quella di Benevento". È il passaggio finale, e sicuramente quello più importante, della sentenza con cui la prima sezione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio (Presidente Giorgio Giovannini, Consigliere Roberto Politi e Primo referendario nonché relatore Mario Alberto di Nezza) ha sancito l'incongruità della scelta con cui l'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella decise di spostare la nascente Scuola di Magistratura dal capoluogo calabrese a quello sannita. “Sembra al Collegio che la scelta di sostituire la provincia di Catanzaro con quella di Benevento, ancorché operata nell’esercizio dell’ampia sfera discrezionale da riconnettere agli atti di alta amministrazione, esibisca tuttavia una motivazione inadeguata a comprendere le reali ragioni del ripensamento” si legge nelle motivazioni della sentenza emessa il 29 gennaio scorso e pubblicata il successivo 24 marzo. Un importante successo per il comprensorio catanzarese, vittima di un vero e proprio colpo di mano, di una incomprensibile decisione politica contro la quale si scagliarono rappresentanti istituzionali, politici e l'opinione pubblica locale. La storia comincia col decreto legislativo n. 26 del 30 gennaio 2006 allorchè, in un quadro di riforma dell'ordinamento giudiziario, fu istitutita la Scuola superiore della magistratura, che nelle intenzioni del legislatore sarebbe dovuta essere una “struttura didattica autonoma ...” avente “competenza in via esclusiva in materia di aggiornamento e formazione dei magistrati”. Per quanto rigurda l'organizzazione territoriale, furono inidviduate Bergamo e Latina quali sedi per i distretti rispettivamente del nord e del centro Italia mentre per i distretti ricompresi nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia fu scelta Catanzaro. Fino a quando non intervenne il Governo Prodi, su impulso dell'ex Guardasigilli, che promulgò un decreto col quale, si legge nelle stesse motivazioni della sentenza, “sulla duplice premessa: a) che in nessuna delle province innanzi individuate (Bergamo, Latina e Catanzaro) “è stata segnalata dalle competenti Filiali dell’Agenzia del Demanio […] l’esistenza di immobili demaniali idonei allo scopo previsto”; e b) che le sedi di Latina e Catanzaro “risultano decentrate rispetto sia alle principali arterie di comunicazione stradale e ferroviaria sia agli aeroporti, per cui non sono agevolmente raggiungibili comportando maggiori costi a carico dell’Erario per viaggi e permanenze”; ravvisata altresì l’opportunità di “procedere quanto meno alla sostituzione” di dette due sedi “con altre che siano in possesso di requisiti che le rendano idonee agli scopi perseguiti dall’Amministrazione, con riserva […], in caso di esito negativo della ricerca di edifici demaniali di interpellare i Comuni e le Province per reperire soluzioni adeguate” le province di Latina e di Catanzaro furono sostituite rispettivamente con quelle di Firenze e di Benevento”. Inutili gli appelli e le richieste di chiarimenti: il 24 febbraio 2007 il Ministero della giustizia, le amministrazioni comunale e provinciale di Benevento e l’Università degli studi del Sannio sottoscrissero un Accordo quadro avente ad oggetto “le iniziative da intraprendere per la localizzazione della Scuola”. Contro il provvedimento governativo, nel 2007 proposero ricorso il Comune e la Provincia di Catanzaro, la Regione Calabria e, successivamente, il movimento civico Catanzaro nel cuore ad adiuvandum con l'Amministrazione comunale. Oggi l'importante sentenza emessa dal Tribunale amministrativo del Lazio che dopo aver dichiarato inammissibili le domande del Comune di Catanzaro e della Regione Calabria per “difetto di interesse a ricorrere” (il decreto in effetti parlava di sede da individuare nella “provincia di Catanzaro”), ha accolto le richieste formulate dai legali dell'ente intermedio, annullando “in parte qua il decreto impugnato”. Secondo il Collegio, “nessun elemento di fatto risulta concretamente addotto per dimostrare la posizione “eccentrica” di Catanzaro rispetto a quella “baricentrica” di Benevento; per altro verso non viene chiarito se nella nuova sede fossero o non disponibili immobili demaniali (statali), immediatamente utilizzabili per le finalità della Scuola, e, nel caso di eventuale offerta di edifici comunali o provinciali (secondo quanto divisato nel decreto), se analoga proposta sia stata esternata anche dai corrispondenti enti locali calabresi. Ne segue che il provvedimento impugnato risulta affetto da difetto d’istruttoria”. In altri termini, caduto il cosiddetto decreto Mastella, torna a vigere il precedente provvedimento che invidua la sede della Scuola di Magistratura per i distretti del sud a Catanzaro.
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