Il tavolo: Olivo, Tommaso (Lucarelli) Migliaccio, Francesco (l'ospite) ForgioneVittorio (il prof) Mete, Fabrizio (Altracz) Scarfone.
L'intervento di Rosario Olivo.
«Il momento storico non è dei migliori ma la visita di Francesco a Catanzaro mi dà l’occasione per dire un paio di cose». Francesco è Forgione, l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, nel capoluogo per la presentazione del suo ultimo lavoro; chi ha approfittato dei saluti per parlare della situazione in città è il sindaco, Rosario Olivo. «Stasera si presenta un libro che parla di ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale più pericolosa del mondo, per la quale la Calabria paga molto in termini di vite umane, di immagine, di sviluppo economico. È necessario riaccendere i riflettori su un fenomeno di cui non si parla più, come se il problema fosse risolto», dice amaro il sindaco la cui attenzione si sposta, ben presto, sulle vicende cittadine: «Sono accaduti fatti gravi, ingiustificabili, che richiedono risposte concrete e immediate. Ma non bisogna generalizzare; soprattutto, non bisogna limitarsi all’equazione straniero uguale pericolo perché così non si colpiscono i veri delinquenti». Olivo denuncia un clima difficile, «una situazione di grave regressione sociale» per cui alcune persone, oggi quelle di etnia Rom, «sono costrette a girare a testa bassa. Vorrei sapere dov’è la politica stasera; vorrei capire perché si è presenti sui giornali o in tv e non in occasioni come quella della presentazione di un libro che disegna le relazioni e gli affari della ‘ndrangheta nella nostra regione e nella nostra città: le polemiche sterili e i tentativi di strumentalizzazione non portano a nulla». Il primo cittadino si dice consapevole delle «ville hollywoodiane o delle licenze di residenza regalate a persone equivoche che ora stanno dietro le sbarre»; ma non vuole addossarsi le responsabilità di chi lo ha preceduto, perché «noi, quantomeno, stiamo tentando di fare qualcosa: i Pon sulla sicurezza non saranno la panacea di tutti i mali ma rappresentano pur sempre un inizio. La stessa scuola di Polizia penitenziaria, che dovrebbe sorgere a Pistoia, non può essere realizzata fino a quando il Ministero della Giustizia non finanzierà il progetto: cosa fanno i nostri deputati per accelerare l’iter?». «Tra l’altro – conclude Olivo – non è un problema dell’attuale governo perché anche il precedente non ha dato le risposte che ci aspettavamo. Ho sentito parole confortanti da Beppe Pisanu, l’attuale presidente della Commissione antimafia: ora lo aspettiamo sul terreno dei fatti».
L'intervento di Francesco Forgione.
«I vertici calabresi di Confindustria devono smetterla: dalla relazione annuale contro le mafie, risulta che nella nostra regione il potere economico ha denunciato solo per un misero 5%: anziché criticare quanto scritto sulle organizzazioni criminali locali, dovrebbero risolvere il grave problema di omertà che li affligge». Parole di Francesco Forgione, ex parlamentare di Rifondazione comunista ed ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, la cui ultima relazione è diventata il libro “’ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo”, edito da Baldini Castaldi Dalai. L’opera è stata presentata presso il centro polivalente di via Fontana Vecchia durante una serata organizzata dal gruppo di associazioni che aderiscono alla sigla Fare rete Catanzaro, alla presenza del sindaco Rosario Olivo, di assessori e consiglieri comunali, e di un pubblico attento e numeroso che ha seguito con interesse quanto raccontato dal professore catanzarese. «In un anno e tre mesi abbiamo realizzato più delle precedenti quattro commissioni antimafia in cinque anni» ha esordito Forgione, secondo cui «se è vero che la ‘ndragheta è stata spesso poco considerata, ultimamente l’impegno civile è stato tale da riaccendere i riflettori sul problema: basti pensare ai tanti convegni che si stanno susseguendo al nord, terra di conquista delle cosche meridionali». Il libro ripropone la relazione della Commissione «scritta con una struttura narrativa e un linguaggio tali da poter essere compresa dal grande pubblico - ha detto, ancora, l’ex parlamentare - e realizzata col contributo dell’opposizione: i giornalisti pensavano più alla presenza di Cirino Pomicino o Alfredo Vito, membri legittimamente nominati, piuttosto che all’unanimità con cui il documento è stato licenziato». Forgione ha, poi, spiegato che la relazione è ricca di metafore («si parla di mafia “liquida” e di organizzazione alla maniera di “Al Qaeda”»), e si racconta la nascita («il primo comune sciolto per mafia? Reggio Calabria nel 1869!»), l’evoluzione («Nettuno ha subito l’interessamento delle cosche di Guardavalle, ma anche Fondi e Bardonecchia sono finite sotto i tentacoli della ‘ndrangheta») e il possibile futuro del fenomeno; si fanno i nomi delle famiglie e la loro dislocazione sul territorio («con cui hanno un rapporto ossessivo: la lottizzazione della Salerno – Reggio Calabria è avvenuta in base ai luoghi di origine delle varie ‘ndrine»); sono riportate le vicende legate al porto di Gioia Tauro e alla sanità («a Vibo si muore perché la mafia controlla tutto, dal bar alle radiografie»). In conclusione, l’ex parlamentare ha invitato a non avere cadute di tensione, a stimolare il dibattito presso i partiti o le università, a chiedere di più dal giornalismo d’inchiesta, perché «la vera forza della ‘ndrangheta è il silenzio: dopo l’omicidio Fortugno e la strage di Duisburg, l’organizzazione criminale più potente del mondo è tornata ad operare, come sempre, sotto traccia». Il comitato spontaneo "Riprendiamoci Catanzaro" ha, quindi, consegnato a Francesco Forgione lo striscione con le firme dei partecipanti alla fiaccolata della legalità di martedì 3 marzo.
L'intervento di Francesco Forgione.
«I vertici calabresi di Confindustria devono smetterla: dalla relazione annuale contro le mafie, risulta che nella nostra regione il potere economico ha denunciato solo per un misero 5%: anziché criticare quanto scritto sulle organizzazioni criminali locali, dovrebbero risolvere il grave problema di omertà che li affligge». Parole di Francesco Forgione, ex parlamentare di Rifondazione comunista ed ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, la cui ultima relazione è diventata il libro “’ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo”, edito da Baldini Castaldi Dalai. L’opera è stata presentata presso il centro polivalente di via Fontana Vecchia durante una serata organizzata dal gruppo di associazioni che aderiscono alla sigla Fare rete Catanzaro, alla presenza del sindaco Rosario Olivo, di assessori e consiglieri comunali, e di un pubblico attento e numeroso che ha seguito con interesse quanto raccontato dal professore catanzarese. «In un anno e tre mesi abbiamo realizzato più delle precedenti quattro commissioni antimafia in cinque anni» ha esordito Forgione, secondo cui «se è vero che la ‘ndragheta è stata spesso poco considerata, ultimamente l’impegno civile è stato tale da riaccendere i riflettori sul problema: basti pensare ai tanti convegni che si stanno susseguendo al nord, terra di conquista delle cosche meridionali». Il libro ripropone la relazione della Commissione «scritta con una struttura narrativa e un linguaggio tali da poter essere compresa dal grande pubblico - ha detto, ancora, l’ex parlamentare - e realizzata col contributo dell’opposizione: i giornalisti pensavano più alla presenza di Cirino Pomicino o Alfredo Vito, membri legittimamente nominati, piuttosto che all’unanimità con cui il documento è stato licenziato». Forgione ha, poi, spiegato che la relazione è ricca di metafore («si parla di mafia “liquida” e di organizzazione alla maniera di “Al Qaeda”»), e si racconta la nascita («il primo comune sciolto per mafia? Reggio Calabria nel 1869!»), l’evoluzione («Nettuno ha subito l’interessamento delle cosche di Guardavalle, ma anche Fondi e Bardonecchia sono finite sotto i tentacoli della ‘ndrangheta») e il possibile futuro del fenomeno; si fanno i nomi delle famiglie e la loro dislocazione sul territorio («con cui hanno un rapporto ossessivo: la lottizzazione della Salerno – Reggio Calabria è avvenuta in base ai luoghi di origine delle varie ‘ndrine»); sono riportate le vicende legate al porto di Gioia Tauro e alla sanità («a Vibo si muore perché la mafia controlla tutto, dal bar alle radiografie»). In conclusione, l’ex parlamentare ha invitato a non avere cadute di tensione, a stimolare il dibattito presso i partiti o le università, a chiedere di più dal giornalismo d’inchiesta, perché «la vera forza della ‘ndrangheta è il silenzio: dopo l’omicidio Fortugno e la strage di Duisburg, l’organizzazione criminale più potente del mondo è tornata ad operare, come sempre, sotto traccia». Il comitato spontaneo "Riprendiamoci Catanzaro" ha, quindi, consegnato a Francesco Forgione lo striscione con le firme dei partecipanti alla fiaccolata della legalità di martedì 3 marzo.



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