domenica 2 maggio 2010

Riprendiamo...con delle scuse!

Devo delle scuse:
1. Ad Erminia, perché in un impeto di incontenibile fantasia ho cambiato il nome alle sue opere;
2 A Michele, perché distrattamente è partita una "i" al posto di una "l".
Di seguito il pezzo per Il Quotidiano riveduto e corretto, dedicato ai due fantastici e "pazienti" artisti nostrani.

FIOTI & FLOCCO al Masciari per Effetti d'Arte.

Catanzaro - Donne e migranti, le une di fronte agli altri, con in comune un quotidiano fatto di gioia e speranza, di solitudine e dolore. Sono temi importanti quelli scelti da Erminia Fioti, alias Phil Tes, e da Michele Flocco per il terzo appuntamento di Effetti d’arte, la mostra allestita nel foyer del cinema teatro Masciari di Catanzaro. Fioti ha presentato “Donne o l’insolenza”, una serie di dipinti e una installazione fotografica nelle quali indiscusso protagonista è il genere femminile. «È la realtà che conosco meglio e amo di più rappresentare in tutte le sue sfaccettature» racconta Phil Tes, alla sua seconda mostra al Masciari. Opere nuove, da Bambino fantasma a Desertificazione, da Liquida («Una donna che si scioglie per dolore o per passione») a Nero che avvolge («Il colore scuro può rappresentare un disagio, una forma di depressione; ma la luce sul ventre è l’occasione per rinascere che può venire solo dalla nostra interiorità»), fino a Il giardino incolto e Battesimo: tonalità forti e contrastanti che provocano una intensa emotività nello spettatore. I quadri sono accompagnati dalle fotografie realizzate dalla stessa Erminia e che rappresentano il quotidiano femminile, «sia quello personale, sia quello di altre donne colte in vari luoghi e situazioni della propria giornata». «Non solo autoscatti - aggiunge l’artista - ma pose simboliche, come le parti nude del corpo e le riprese “alla schiena” delle donne, o provocazioni, come le immagini di oche e galline». Michele Flocco ha tratto, invece, ispirazione da una tavola trovata sulla spiaggia con accanto delle scarpe abbandonate per ideare e realizzare “Migrantes”, un ciclo di parole e immagini dedicato appunto al mondo dell’emigrazione. “Si può essere migranti in ogni istante della nostra vita. Si può perdere ogni cosa in ogni istante della nostra vita. Ed allora si deve ricominciare, cercando altrove una opportunità di riscatto, di rivincita o di semplice speranza di vita”. Sono le parole di una delle poesie presenti nel foyer che meglio descrive il senso delle opere dell’eclettico artista cicalese. «Ho immaginato chi si sposta per bisogno, la difficoltà di un viaggio, la tristezza dell’abbandono ma anche l’accoglienza, il sogno e la speranza di un nuovo inizio - racconta Flocco -. Senza retorica, quello che sta succedendo oggi non è diverso da quello che hanno affrontato tanti italiani nel secolo passato». Si parte dai primi tre Migrantes, vale a dire dal quadro ispiratore, dal viaggio nel deserto e dalla traversata verso “la Merica”, per giungere a opere intense come Fondale del mare («Macchiato di sangue per le tante morti durante gli sbarchi») e Il viaggio («Una farfalla che nella sua breve vita cerca qualcosa che possa attirarla») fino a opere che rappresentano il Cristo ma non per questo sacrali come L’abbraccio («La pietà nell’addio tra Maria e Gesù») e Crocifissione («Il migrante ha sofferto un lungo calvario, viene sempre crocefisso»).


Bambino fantasma


Nero che avvolge


Il viaggio


Migrantes I



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