martedì 29 luglio 2008

Nota a margine....

L'unica cosa interessante del noioso pomeriggio lametino, è stata la seguente.
Un assessore regionale si avvicina a De Sena mostrandogli un foglietto e bisbigliando qualcosa.
Sono seduto proprio dietro l'ex prefetto per cui non posso fare a meno di notare cosa ci fosse scritto: il nome di una persona (F.M.), la data di nascita, il titolo di un concorso nelle forze dell'ordine, la data delle prossime prove (scritte, fisiche e psicoattitudinali).
Immagino il contenuto della conversazione e noto che De Sena fa chiaramente capire di non poter far nulla.
Il tutto dura un paio di minuti.
Nel frattempo, si sta apporvando lo statuto del Pd calabrese.
Non c'è alcun riferimento alla meritocrazia nell'articolo 1, quello dei valori e degli ideali: hanno forse immaginato che non fosse il caso...
Un accenno lo fa solo l'art. 26 sul dovere degli eletti:

"4. Gli eletti si impegnano a seguire criteri di trasparenza, competenza, merito
e comprovata capacità, per la nomina di organi tecnici o amministrativi, di
presidenze di Enti o di membri di consigli di amministrazione, di consulenti e
professionisti e di ogni altra carica politico-istituzionale. Essi devono inoltre
richiedere che all’intera procedura di selezione sia data la massima
pubblicità."


da Il Quotidiano del 29 luglio

L'incontro lamentino del Partito democratico inizia con il commiato dell'ormai ex presidente Doris Lo Moro: «Con l'approvazione dello statuto, l'assemblea costituente torna ad essere regionale. Ho lavorato con impegno ed entusiasmo anche nei momenti più difficili. Non sono disponibile ad un'altra candidatura sia per gli impegni parlamentari, sia perché ritengo di aver portato a termine il mio compito. Ringrazio tutti, anche quelli che mi hanno contestato». L'assemblea risponde con un applauso. Si passa, quindi, alla relazione di Nicodemo Oliverio, presidente della commissione che si è occupata della carta del Pd calabrese: «Immaginiamo un partito vicino alla società civile e che prefiguri, già al suo interno, l'ideale che vorremmo realizzare. Lo statuto si snoda in 45 articoli e 9 capi ed è uno dei primi tre approvati in Italia. Abbiamo pensato ad una casa comune, ospitale, aperta a tutti e rispettosa delle identità. Un luogo di condivisione per radicare il partito nel territorio. Una forza agile ma anche puntigliosa nel sostenere il "chi siamo". Un partito rispettoso della legalità, che ripudi ogni forma di criminalità e persegua l'obiettivo di rendere più trasparente l'azione pubblica». Tra i punti salienti, la conferma dell'assemblea regionale composta da 180 elementi coadiuvata da una direzione di 50 persone; la figura del segretario regionale che può essere eletto per massimo due mandati; le cariche politiche che non possono andare oltre le tre legislature; una conferenza permanente delle donne democratiche, la previsione di forum di discussione e organi di rappresentanza dei giovani. Oliverio ricorda, poi, «le primarie come metodo di selezione della classe dirigente per dare la possibilità a tutti i cittadini elettori di poter scegliere». «Crediamo in un Pd ispirato ai principi democratici della cultura socialista che ripudia ogni forma di discriminazione ma anche alla cultura cattolica che ha la persona al centro dell'azione politica. Non siamo un movimento, un'associazione qualunque o una lobby - conclude - ma un vero e proprio partito nato per innovare, per dare risposte concrete, per fornire gli strumenti atti a governare». Si apre il dibattito, in realtà povero d'interventi. Il primo a parlare è Roberto Castagna: «Avrei preferito più elementi di rottura, soprattutto per la selezione della classe dirigente. Stiamo attenti perché c'è una società civile che preme e attende segnali di cambiamento, soprattutto quello 388 mila famiglie che vivono in condizioni di povertà. Il giudizio complessivo è sufficiente, lo voterò ma non è sicuramente uno statuto rivoluzionario. La sconfitta di Vendola, inoltre, è un problema in più che non possiamo trascurare. Dobbiamo riaprire il confronto con i compagni della Sinistra democratica e affrontare il nodo dei socialisti, ancora forti in una società disgregata come quella calabrese». Mario Muzzì fa notare alcuni refusi e dimenticanze nel testo, invita a non creare organismi speciali per donne e giovani, chiede solidarietà per Ottavio Bruni, «perché non tutti hanno il coraggio di dare le proprie dimissioni in situazioni del genere». Segue un timido applauso. A ravvivare il pomeriggio ci pensa Sandro Principe, le cui osservazioni fanno promettere a Minniti e Oliverio un miglioramento del testo in sede di coordinamento formale: «Un partito serio si costruisce anche rispettandole regole. Invito Doris a non considerare il mio dire in termini sbagliati: lo statuto dice che dopo il voto di stasera l'assemblea è nella pienezza dei suoi poteri così come il segretario e la direzione ma da quello che si legge sui giornali sembra non sia così». Principe ritiene la carta «un ottimo testo ma senza esagerare con le presentazioni: eccetto quella avvenuta negli Stati uniti d'America, le rivoluzioni sono sempre fallite».Quindi gli appunti sullo statuto: «un eccesso di democrazia diventa un eccesso formale; noi avremmo bisogno di riprendere il contatto con la gente dando spazio alla sostanza. Ad esempio, penso che tre legislature per le cariche politiche siano troppe. Inoltre, rischiamo di cadere sulle deroghe: se l'assemblea fa una proposta e poi decide la direzione si crea un vulnus giuridico e politico. Dovrebbe, invece, essere esattamente il contrario». Ultimo intervento per Piero Minutolo: «Non ho condiviso parti dello statuto e pur chiedendo la votazione di alcuni emendamenti, mi è stato riposto che v'è uno spirito unitario da rispettare e si può soprassedere. Ma se vogliamo davvero costruire un partito nuovo, dobbiamo attenerci a comportamenti trasparenti e di onestà». «Lo statuto è un atto fondamentale - prosegue - ma se è un pezzo di carta che chiunque può disattendere, non diamo sostanza alla vita interna del nostro partito». «Dovevamo elaborare una carta valida non per tutti i partiti ma solo per il Pd, con regole originali e non comuni: è un errore la preferenza unica nelle primarie perché ha cancellato il voto di opinione e consolida i gruppi organizzati all'interno del partito; sono un errore le primarie aperte a tutti indistintamente perché siamo in Calabria e ciò può comportare dei rischi. Mi asterrò», dichiara Minutolo. Si passa, quindi, ai chiarimenti e alla votazione finale: poco dopo le 18, il Pd calabrese ha il suo statuto.

venerdì 25 luglio 2008

Nuova stazione metano a Catanzaro

Il progetto è ambizioso: grazie alla collaborazione tra Regione Calabria, Amministrazione comunale e Amc S.p.A., la società per la mobilità cittadina si doterà di nuovi autobus e di una stazione di rifornimento a metano. Il Piano di fattibilità è stato presentato presso la sala Concerti del Comune dal neopresidente dell’Amc, Franco Romeo, coadiuvato, nell’occasione, dal direttore generale dell’azienda, Ernesto Gigliotti. Presenti anche l'ingegnere Velio Bellini e l'architetto Fabio Rossi, rispettivamente amministratore delegato e consulente della Na-Met S.p.A., la società che ha collaborato alla stesura del progetto. «L’acquisto di nuovi mezzi e la realizzazione della stazione presso il vecchio deposito dell’Amc di via Lucrezia della Valle – ha esordito Romeo – rappresentano la nostra idea di miglioramento del servizio pubblico. È previsto l'acquisto di 8 autobus di medie dimensioni e di altri 10 più piccoli che garantiranno, a partire dal 2009, un maggior numero di collegamenti tra il parcheggio del Musofalo e i punti nevralgici della città come l’Ospedale, il Tribunale, gli uffici pubblici e il centro storico». «Quindi, modernizzazione dell'esistente e nuova offerta di servizi - ha aggiunto Romeo - tenendo in gran considerazione le esigenze ambientali: col metano ridurremo l’inquinamento, abbatteremo i costi per il carburante e possiamo, persino, ipotizzare un incremento dei ricavi per la società». Il progetto è stato illustrato, attraverso la proiezione di slide, dal dottor Bellini e dall’architetto Rossi. Il piano di fattibilità prevede la realizzazione della nuova stazione di rifornimento attraverso due o più fasi, in modo da graduare l’impatto finanziario dell’opera. Un primo lotto potrà essere terminato, in caso di inizio dei lavori a settembre, nel mese di febbraio 2009 con l’installazione di un distributore presso l’area deposito dell’Amc: la Snam Rete Gas, il principale operatore italiano per il trasporto e dispacciamento di gas naturale, fornirà il metano necessario. Si procederà, in seguito, all’acquisto dei 18 autobus e all’appalto del secondo lotto, con la trasformazione dell’attuale area di via Lucrezia della Valle nella vera e propria stazione di rifornimento: postazioni interne per l’erogazione di metano, uno spazio adiacente la strada per rifornire i mezzi in transito, un chiosco, locali per gli impianti tecnici e, in futuro, la possibilità di pensiline dotate di pannelli fotovoltaici. Se i lavori appena descritti saranno assegnati entro il prossimo mese di marzo, la stazione potrebbe essere operativa già per l’ottobre 2009. «I benefici sono innanzitutto economici - ha spiegato Bellini - perché i nuovi mezzi per il trasporto pubblico consumeranno circa nove centesimi a chilometro, molto meno rispetto al gasolio; inoltre, sono autobus la cui durata media è di 12 anni ma che si ripagano già in 4, con un ulteriore risparmio per le casse dell’Amc». Ancora più interessanti i vantaggi di natura ambientale: «ogni milione di chilometri percorsi, abbiamo ipotizzato una riduzione complessiva di circa 50 tonnellate di emissioni nocive tra gas e nanoparticelle; 40 passaggi in meno di autocisterne in città e un 50% in meno di rumorosità: tutto a vantaggio della comunità» ha aggiunto l’amministratore delegato della Na-Met S.p.A. Precisati anche i costi della prima fase dell’intervento, pari a circa 1,1 milione di euro, con un impegno finanziario suddiviso tra la Regione Calabria, per una quota pari al 75%, e l’Amministrazione comunale, per il restante 25%. In rappresentanza del sindaco, assente per motivi istituzionali, il portavoce Vittorio Todaro: « risolti i problemi dell’Amc, ci stiamo concentrando sulla fase progettuale: la strada intrapresa è strategica perché non solo ammoderniamo il parco autobus cittadino ma diamo un decisivo impulso alla tutela del territorio».

lunedì 21 luglio 2008

Dall'Udc verso il Pdl

Da Il Quotidiano del 21 luglio 2008

È ai ferri corti con una parte dell’Udc per aver deciso di sostenere al ballottaggio Wanda Ferro. Una scelta che si concretizzerà nei prossimi giorni con l’abbandono del partito di Casini («manca solo l’ufficialità») ma che, probabilmente, gli ha fatto guadagnare l’importante incarico di vicepresidente della Provincia di Catanzaro.

Emilio Verrengia, la Sua nuova nomina è legata all’impegno profuso per la presidente Ferro?

«Reputo la nomina un riconoscimento alla coerenza avuta negli ultimi anni prima come amministratore comunale e poi provinciale. In qualità di capogruppo dell’Udc, sono sempre stato molto vicino all’ex presidente Michele Traversa, tant’è che dopo la matematica certezza della mie elezione, ho scelto di seguire la strada percorsa in precedenza: una precisa scelta di campo a favore del centrodestra».

Cosa l’ha spinta a prendere una decisione del genere?


«Non ho capito perché in regioni come la Sicilia o il Trentino, il partito si è alleato col Pdl mentre in Calabria abbiamo lasciato libertà di voto ai nostri elettori. Eppure, fino a ieri abbiamo condiviso le scelte amministrative con gli ex alleati. Ora, invece, stiamo finalmente scoprendo la linea ufficiale dell’Udc, di sostegno al centrosinistra: una decisione che non mi si addice e che assolutamente non condivido».

Quale, allora, il suo futuro?

«All’interno dell’Udc non vedo alcun futuro ma solo confusione. Mi spiace perché provengo dall’esperienza cattolica, prima alla Dc poi alla Cdu e infine all’Udc. Casini ha imboccato la strada che porta alla sinistra e non tutti sono d’accordo. Per quanto mi riguarda, mi sento legato a un progetto, come quello di Berlusconi, per la realizzazione di un polo di centro moderato; non a caso, la maggior parte dei dirigenti del Pdl proviene proprio dalla Democrazia cristiana».

Ho letto che per Lei le priorità sono la sicurezza, le problematiche giovanili e la famiglia…

«È uno dei motivi per cui ho scelto di appoggiare Wanda Ferro: temi sentiti sia a livello nazionale sia a livello locale, soprattutto nel collegio in cui sono stato eletto».

Candidato nel collegio Corvo, Aranceto, Pistoia e Fortuna: uno dei più caldi della città…

«Una zona non facile e piuttosto problematica a livello sociale. Sicurezza non significa solo prevenzione e repressione ma anche permettere una crescita socio culturale alle famiglie che vi abitano. Purtroppo, mentre con l’amministrazione Abramo si era tanto lavorato in tal senso, con opere di logistica, realizzazione di aree verdi e di centri sociali, con Olivo abbiamo avuto una battuta d’arresto».

Cosa fare di più?

«Innanzitutto, avviare progetti per far sentire di meno il degrado sociale. Mentre al Corvo, che è un quartiere residenziale, esistono quantomeno strutture come il palazzetto, la chiesa e le scuole, all’Aranceto o a Pistoia si vive come in un ghetto. Mi ripeto, ma i progetti iniziati con la giunta Abramo non hanno avuto seguito: penso alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, alle nuove strade, alle piazze, o all’Istituto superiore di polizia penitenziaria che avrebbe garantito una presenza importante dello stato nel territorio; sarebbe stato un presidio non solo legale ma anche culturale perché era prevista anche una biblioteca per i ragazzi della zona».

Lei scrive di far politica da 23 anni: come spiega una situazione che sembra continuare a peggiorare?


«Catanzaro aveva avuto un periodo di riscatto culturale; oggi si assiste ad un ritorno al passato in senso negativo. Realizzavamo spettacoli che attiravano flotte di turisti; siamo riusciti a far conoscere le nostre realtà poco conosciute e che ci invidia tutta Italia. Ora gli appuntamenti culturali in città si contano sulle dita di una mano».

Polemica col consigliere Riccio: vista la situazione di Catanzaro, non occorrerebbe maggiore collaborazione?


«Aldilà delle collocazioni di maggioranza e minoranza, sono favorevole, in caso di necessità e sulle grandi tematiche, a parlare con una sola lingua. Da parte di alcuni movimenti, come Catanzaro nel cuore, c’è però ostilità, prese di posizioni che non hanno nulla a che fare con la politica ma finiscono con l’essere solo dichiarazioni personali. Li invito a un dibattito politico per la crescita e lo sviluppo della nostra città. Il capoluogo non può permettersi di restare chiuso all’interno del proprio perimetro, deve guardare a Lamezia terme, a Soverato, alla Sila. Arroccarsi nel cuore di Catanzaro non accresce le possibilità di sviluppo della città».

Indichi le priorità dell’amministrazione provinciale.

«La Provincia ha un ruolo importantissimo per lo sviluppo del territorio. Giorni fa è stato approvato il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) e collaboreremo con tutte le amministrazioni comunali e con gli enti sociali ed economici della Provincia. Si tratta di un piano di sviluppo urbanistico che terrà conto delle caratteristiche e delle specificità delle città e dei paesi del catanzarese. Inoltre, dobbiamo agire sulle infrastrutture per far definitivamente decollare l’asse Catanzaro – Lamezia Terme: la cosiddetta line ferrata veloce non può fermarsi a Settingiano ma deve proseguire fino alla città della piana e all’aeroporto; la zona di Germaneto, poi, non è un circuito chiuso col capoluogo ma lavoreremo per far sì che si espanda verso il mare e la montagna. Importante, comunque, che i vari enti tornino a colloquiare tra loro».

Cosa prevede per la Giunta Ferro?

«Sono ottimista perché stiamo proseguendo il lavoro di Michele Traversa. Aggiungo, però, che vogliamo mettere da parte tanti inutili campanilismi per cui mi sorprendo quando vedo i miei ex amici di partito stringere alleanze col movimento di Grandinetti. Mentre si discute di come ridurre gli enti intermedi, si crede ancora nella costruzione di nuove province. Bisogna fare come la Ferro: dare la stessa importanza a Catanzaro e Lamezia parlando di un ambito territoriale unico, forte, che possa far decollare il centro della Calabria».

Note a margine....

...sulla festa del lavoro organizzata dalla Cgil catanzarese.
Ci sono stato di sabato.
Non c'era tantissima, ma nenache pochissima, gente.
Il vento, invece, c'era, eccome....
Qualche stand (mi pare 3 o 4) e il tendone per il convegno.
Curioso: il sindaco di Cosenza, Perugini, Pd, seduto all'estrema destra del moderatore;
Wanda Ferro, presidente della provincia di Catanzaro, An nel Pdl, seduta all'estrema sinistra...
Mentre parlava Liliana Frascà, Vera Lamonica scuoteva la testa; quando parlava Vera Lamonica, era Liliana Frascà a scuotere la testa; ogni volta.
Per la serie vogliamoci bene....
Ho ascoltato Alfredo Iorno mentre parlava con le "guardie" provinciali del parco: bisognava spostare la macchina di Perugini, l'unica all'interno.
Iorno: "Ma è la macchina del sindaco di Cosenza, se da fastidio la spostiamo..."
Della serie: ma cosa c'entra? il fatto che sia il sindaco di Cosenza, e quindi un amministratore, non è un motivo in più per far rispettare i divieti???
Buono il panino con la salsiccia.

Festa del lavoro al parco della biodiversità......

La seconda giornata della Festa del lavoro, organizzata dalla Cgil catanzarese al parco della biodiversità, ha regalato un dibattito ricco di spunti dal titolo “Federalismo: quali risorse per la Calabria?” al quale hanno partecipato Vera Lamonica, di fresca nomina al Comitato direttivo nazionale della Cgil, l’assessore regionale Liliana Frascà, il presidente della provincia di Catanzaro, Wanda Ferro e il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini. Al direttore dell’Ansa Calabria, Filippo Veltri, è toccato il compito di moderare la discussione «su un tema di stringente attualità anche per l’accelerazione impressa negli ultimi giorni dal Governo di Roma per definirne l’impianto normativo». Il primo ad intervenire è stato il sindaco di Cosenza, il quale ha spiegato che «per federalismo fiscale si deve intendere un meccanismo per cui le risorse del nostro paese si trasferiscono ai vari enti locali per garantire migliori servizi ai cittadini. Attraverso un fondo perequativo si mantiene l’equilibrio tra le varie aree territoriali le cui economie sono profondamente diversificate». «Dobbiamo, però, fare i conti con le decisioni governative che hanno tagliato risorse ai comuni per circa 3 miliardi di euro nonostante le politiche virtuose messe in atto dalle amministrazioni locali negli ultimi tempio» ha proseguito Perugini. Wanda Ferro ha ricordato la protesta di tanti enti locali calabresi per il mancato finanziamento alle infrastrutture della regione, «a dimostrazione che, al di là delle appartenenze politiche, sosteniamo un federalismo delle funzioni che non danneggi il nostro territorio: abbiamo ricevuto garanzie sulla copertura finanziaria, che prima - è bene ricordarlo - non c’era». Non manca la battuta sul trasferimento di deleghe dalla Regione alle Province: «Dal 2002, chiunque abbia governato, le promesse non sono state mantenute; abbiamo ricevuto personale, faldoni, fitti ma non le risorse economiche, senza le quali non possiamo muoverci. La Regione Calabria dovrebbe esser virtuosa e sperimentare il federalismo locale». «Siamo in una fase in cui discutere in Calabria è necessario, i nostri amici del nord quando devono tutelate gli interessi dei propri cittadini camminano insieme, senza differenze di sorta; dobbiamo essere non furbi ma più intelligenti» è stato il pensiero di Liliana Frascà. Per l’assessore regionale occorre prendere atto che «federalismo e giustizia sono riforme ineludibili: se non prepariamo una proposta, rischiamo di vivere in un paese in cui le regioni del nord avranno risorse economiche mai paragonabili a quelle del sud; e la conseguenza sarà non riuscire a tutelare quelle persone che riescono a vivere solo grazie ai servizi minimi garantiti dagli enti locali». Il primo giro di interventi è stato concluso da Vera Lamonica secondo la quale «come forze della Sinistra, del mondo del lavoro, dell’opposizione, dobbiamo metterci d’accordo su un punto: il federalismo è una occasione di innovazione e di sviluppo da cogliere, oppure rappresenta quella sorta di sindacalismo territoriale per cui chi produce le risorse se le tiene e le utilizza come meglio crede»? Per il segretario della Cgil calabrese, la soluzione è «scendere in campo con una propria proposta che si basi su alcuni concetti base: innanzitutto perequazione, perché la Repubblica è una e indivisibile e la sola in grado di garantire i diritti fondamentali di tutti, da Bolzano a Palermo; poi, decide lo stato, per non far passare l’idea che una parte del paese concede l’elemosina all’altra; infine, pari dignità tra tutti gli enti locali, non solo fra Governo e regioni». Nella seconda parte del dibattito si è discusso delle possibili soluzioni per la Calabria. Ha ripreso Perugini, favorevole al federalismo «purché si dia attuazione al titolo V della Costituzione. Tante risorse economiche sono state sprecate se non restituite o spese male: scegliamo una classe dirigente nuova e capace di cambiare». Per Wanda Ferro «l’unico potere inarrestabile è quello del popolo: se sarà in grado di chiedere alla politica comportamenti virtuosi e di alzare la testa, si può cambiare il corso delle cose». Liliana Frascà ha parlato «di responsabilità non solo della politica, ma dell’intera opinione pubblica calabrese: mentre si preparano leggi o leggine che si perdono nei meandri della burocrazia regionale, l’associazionismo appare debole, manca la passione civile e la stampa non fa il suo dovere: dove sono le grandi inchieste?». In ultimo, Vera Lamonica: «Subiamo un deficit istituzionale in termini di qualità della classe dirigente meridionale. Dobbiamo chiederci: come si seleziona il personale politico? Qual è la natura e la funzione dei partiti in Calabria?»

giovedì 17 luglio 2008

Reggae al Kaya bar di Sellia Marina


Sabbia finissima e un mare incantevole fanno da cornice ad uno dei locali più gradevoli della costa ionica catanzarese. È il Kaya bar, il lido del villaggio Rivachiara di Sellia marina, che si presenta in una veste rinnovata grazie al sapiente lavoro dei nuovi gestori. «Avevamo voglia di creare uno spazio diverso e innovativo, dove ascoltare la musica che ci piace e condividerla non solo con gli amici ma anche con chi ha voglia di star bene in compagnia» racconta uno di loro, Roberto Galera. Già il nome è tutto un programma: «Kaya è il titolo di un album di Bob Marley e significa tranquillità, la sensazione che vogliamo trasmettere a chi viene a trovarci». Tra tavolini, divanetti e amache, è possibile gustare panini, gelati e frutta fresca, sorseggiare un buon cocktail o approfittare dell’aperitivo che ogni sera, dalle 18 alle 21, regala “varie prelibatezze”. «Senza dimenticare la musica – aggiunge Roberto – con serate di afro funk e tarantelle, nella buona tradizione mediterranea. La colonna sonora dell’estate sarà comunque il reggae grazie alla disponibilità di Docta P, il nostro “resident selecta”, che ci accompagnerà fino alla fine di agosto». Il punto forte del locale è proprio la programmazione di feste che vedranno protagonisti crew, sound e dj emergenti provenienti da tutta Italia. «Nonostante le poche risorse economiche e l'ingresso rigorosamente libero riusciremo a proporre nomi abbastanza noti del panorama reggae italiano tra cui Macro Marco, considerato uno dei più talentuosi in Europa, lo storico Sisma Sound, primi costruttori italiani di sound system, la giovanissima Mama Marja, poi Skoolbwoy da Firenze, Yaga Yaga da Roma, Torreggae da Napoli. - dice Docta P che aggiunge - Il tutto senza rinunciare ai nostri “prodotti locali” che tutti ci invidiano come Killacat, Gioman, Maddawg, Eman e Kuanito». Allora non resta che tuffarsi anima e corpo al Kaya bar di Sellia marina, dove ci aspetta una estate di relax, buona musica e sano divertimento.