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martedì 29 luglio 2008
da Il Quotidiano del 29 luglio
L'incontro lamentino del Partito democratico inizia con il commiato dell'ormai ex presidente Doris Lo Moro: «Con l'approvazione dello statuto, l'assemblea costituente torna ad essere regionale. Ho lavorato con impegno ed entusiasmo anche nei momenti più difficili. Non sono disponibile ad un'altra candidatura sia per gli impegni parlamentari, sia perché ritengo di aver portato a termine il mio compito. Ringrazio tutti, anche quelli che mi hanno contestato». L'assemblea risponde con un applauso. Si passa, quindi, alla relazione di Nicodemo Oliverio, presidente della commissione che si è occupata della carta del Pd calabrese: «Immaginiamo un partito vicino alla società civile e che prefiguri, già al suo interno, l'ideale che vorremmo realizzare. Lo statuto si snoda in 45 articoli e 9 capi ed è uno dei primi tre approvati in Italia. Abbiamo pensato ad una casa comune, ospitale, aperta a tutti e rispettosa delle identità. Un luogo di condivisione per radicare il partito nel territorio. Una forza agile ma anche puntigliosa nel sostenere il "chi siamo". Un partito rispettoso della legalità, che ripudi ogni forma di criminalità e persegua l'obiettivo di rendere più trasparente l'azione pubblica». Tra i punti salienti, la conferma dell'assemblea regionale composta da 180 elementi coadiuvata da una direzione di 50 persone; la figura del segretario regionale che può essere eletto per massimo due mandati; le cariche politiche che non possono andare oltre le tre legislature; una conferenza permanente delle donne democratiche, la previsione di forum di discussione e organi di rappresentanza dei giovani. Oliverio ricorda, poi, «le primarie come metodo di selezione della classe dirigente per dare la possibilità a tutti i cittadini elettori di poter scegliere». «Crediamo in un Pd ispirato ai principi democratici della cultura socialista che ripudia ogni forma di discriminazione ma anche alla cultura cattolica che ha la persona al centro dell'azione politica. Non siamo un movimento, un'associazione qualunque o una lobby - conclude - ma un vero e proprio partito nato per innovare, per dare risposte concrete, per fornire gli strumenti atti a governare». Si apre il dibattito, in realtà povero d'interventi. Il primo a parlare è Roberto Castagna: «Avrei preferito più elementi di rottura, soprattutto per la selezione della classe dirigente. Stiamo attenti perché c'è una società civile che preme e attende segnali di cambiamento, soprattutto quello 388 mila famiglie che vivono in condizioni di povertà. Il giudizio complessivo è sufficiente, lo voterò ma non è sicuramente uno statuto rivoluzionario. La sconfitta di Vendola, inoltre, è un problema in più che non possiamo trascurare. Dobbiamo riaprire il confronto con i compagni della Sinistra democratica e affrontare il nodo dei socialisti, ancora forti in una società disgregata come quella calabrese». Mario Muzzì fa notare alcuni refusi e dimenticanze nel testo, invita a non creare organismi speciali per donne e giovani, chiede solidarietà per Ottavio Bruni, «perché non tutti hanno il coraggio di dare le proprie dimissioni in situazioni del genere». Segue un timido applauso. A ravvivare il pomeriggio ci pensa Sandro Principe, le cui osservazioni fanno promettere a Minniti e Oliverio un miglioramento del testo in sede di coordinamento formale: «Un partito serio si costruisce anche rispettandole regole. Invito Doris a non considerare il mio dire in termini sbagliati: lo statuto dice che dopo il voto di stasera l'assemblea è nella pienezza dei suoi poteri così come il segretario e la direzione ma da quello che si legge sui giornali sembra non sia così». Principe ritiene la carta «un ottimo testo ma senza esagerare con le presentazioni: eccetto quella avvenuta negli Stati uniti d'America, le rivoluzioni sono sempre fallite».Quindi gli appunti sullo statuto: «un eccesso di democrazia diventa un eccesso formale; noi avremmo bisogno di riprendere il contatto con la gente dando spazio alla sostanza. Ad esempio, penso che tre legislature per le cariche politiche siano troppe. Inoltre, rischiamo di cadere sulle deroghe: se l'assemblea fa una proposta e poi decide la direzione si crea un vulnus giuridico e politico. Dovrebbe, invece, essere esattamente il contrario». Ultimo intervento per Piero Minutolo: «Non ho condiviso parti dello statuto e pur chiedendo la votazione di alcuni emendamenti, mi è stato riposto che v'è uno spirito unitario da rispettare e si può soprassedere. Ma se vogliamo davvero costruire un partito nuovo, dobbiamo attenerci a comportamenti trasparenti e di onestà». «Lo statuto è un atto fondamentale - prosegue - ma se è un pezzo di carta che chiunque può disattendere, non diamo sostanza alla vita interna del nostro partito». «Dovevamo elaborare una carta valida non per tutti i partiti ma solo per il Pd, con regole originali e non comuni: è un errore la preferenza unica nelle primarie perché ha cancellato il voto di opinione e consolida i gruppi organizzati all'interno del partito; sono un errore le primarie aperte a tutti indistintamente perché siamo in Calabria e ciò può comportare dei rischi. Mi asterrò», dichiara Minutolo. Si passa, quindi, ai chiarimenti e alla votazione finale: poco dopo le 18, il Pd calabrese ha il suo statuto.
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