lunedì 21 luglio 2008

Dall'Udc verso il Pdl

Da Il Quotidiano del 21 luglio 2008

È ai ferri corti con una parte dell’Udc per aver deciso di sostenere al ballottaggio Wanda Ferro. Una scelta che si concretizzerà nei prossimi giorni con l’abbandono del partito di Casini («manca solo l’ufficialità») ma che, probabilmente, gli ha fatto guadagnare l’importante incarico di vicepresidente della Provincia di Catanzaro.

Emilio Verrengia, la Sua nuova nomina è legata all’impegno profuso per la presidente Ferro?

«Reputo la nomina un riconoscimento alla coerenza avuta negli ultimi anni prima come amministratore comunale e poi provinciale. In qualità di capogruppo dell’Udc, sono sempre stato molto vicino all’ex presidente Michele Traversa, tant’è che dopo la matematica certezza della mie elezione, ho scelto di seguire la strada percorsa in precedenza: una precisa scelta di campo a favore del centrodestra».

Cosa l’ha spinta a prendere una decisione del genere?


«Non ho capito perché in regioni come la Sicilia o il Trentino, il partito si è alleato col Pdl mentre in Calabria abbiamo lasciato libertà di voto ai nostri elettori. Eppure, fino a ieri abbiamo condiviso le scelte amministrative con gli ex alleati. Ora, invece, stiamo finalmente scoprendo la linea ufficiale dell’Udc, di sostegno al centrosinistra: una decisione che non mi si addice e che assolutamente non condivido».

Quale, allora, il suo futuro?

«All’interno dell’Udc non vedo alcun futuro ma solo confusione. Mi spiace perché provengo dall’esperienza cattolica, prima alla Dc poi alla Cdu e infine all’Udc. Casini ha imboccato la strada che porta alla sinistra e non tutti sono d’accordo. Per quanto mi riguarda, mi sento legato a un progetto, come quello di Berlusconi, per la realizzazione di un polo di centro moderato; non a caso, la maggior parte dei dirigenti del Pdl proviene proprio dalla Democrazia cristiana».

Ho letto che per Lei le priorità sono la sicurezza, le problematiche giovanili e la famiglia…

«È uno dei motivi per cui ho scelto di appoggiare Wanda Ferro: temi sentiti sia a livello nazionale sia a livello locale, soprattutto nel collegio in cui sono stato eletto».

Candidato nel collegio Corvo, Aranceto, Pistoia e Fortuna: uno dei più caldi della città…

«Una zona non facile e piuttosto problematica a livello sociale. Sicurezza non significa solo prevenzione e repressione ma anche permettere una crescita socio culturale alle famiglie che vi abitano. Purtroppo, mentre con l’amministrazione Abramo si era tanto lavorato in tal senso, con opere di logistica, realizzazione di aree verdi e di centri sociali, con Olivo abbiamo avuto una battuta d’arresto».

Cosa fare di più?

«Innanzitutto, avviare progetti per far sentire di meno il degrado sociale. Mentre al Corvo, che è un quartiere residenziale, esistono quantomeno strutture come il palazzetto, la chiesa e le scuole, all’Aranceto o a Pistoia si vive come in un ghetto. Mi ripeto, ma i progetti iniziati con la giunta Abramo non hanno avuto seguito: penso alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, alle nuove strade, alle piazze, o all’Istituto superiore di polizia penitenziaria che avrebbe garantito una presenza importante dello stato nel territorio; sarebbe stato un presidio non solo legale ma anche culturale perché era prevista anche una biblioteca per i ragazzi della zona».

Lei scrive di far politica da 23 anni: come spiega una situazione che sembra continuare a peggiorare?


«Catanzaro aveva avuto un periodo di riscatto culturale; oggi si assiste ad un ritorno al passato in senso negativo. Realizzavamo spettacoli che attiravano flotte di turisti; siamo riusciti a far conoscere le nostre realtà poco conosciute e che ci invidia tutta Italia. Ora gli appuntamenti culturali in città si contano sulle dita di una mano».

Polemica col consigliere Riccio: vista la situazione di Catanzaro, non occorrerebbe maggiore collaborazione?


«Aldilà delle collocazioni di maggioranza e minoranza, sono favorevole, in caso di necessità e sulle grandi tematiche, a parlare con una sola lingua. Da parte di alcuni movimenti, come Catanzaro nel cuore, c’è però ostilità, prese di posizioni che non hanno nulla a che fare con la politica ma finiscono con l’essere solo dichiarazioni personali. Li invito a un dibattito politico per la crescita e lo sviluppo della nostra città. Il capoluogo non può permettersi di restare chiuso all’interno del proprio perimetro, deve guardare a Lamezia terme, a Soverato, alla Sila. Arroccarsi nel cuore di Catanzaro non accresce le possibilità di sviluppo della città».

Indichi le priorità dell’amministrazione provinciale.

«La Provincia ha un ruolo importantissimo per lo sviluppo del territorio. Giorni fa è stato approvato il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) e collaboreremo con tutte le amministrazioni comunali e con gli enti sociali ed economici della Provincia. Si tratta di un piano di sviluppo urbanistico che terrà conto delle caratteristiche e delle specificità delle città e dei paesi del catanzarese. Inoltre, dobbiamo agire sulle infrastrutture per far definitivamente decollare l’asse Catanzaro – Lamezia Terme: la cosiddetta line ferrata veloce non può fermarsi a Settingiano ma deve proseguire fino alla città della piana e all’aeroporto; la zona di Germaneto, poi, non è un circuito chiuso col capoluogo ma lavoreremo per far sì che si espanda verso il mare e la montagna. Importante, comunque, che i vari enti tornino a colloquiare tra loro».

Cosa prevede per la Giunta Ferro?

«Sono ottimista perché stiamo proseguendo il lavoro di Michele Traversa. Aggiungo, però, che vogliamo mettere da parte tanti inutili campanilismi per cui mi sorprendo quando vedo i miei ex amici di partito stringere alleanze col movimento di Grandinetti. Mentre si discute di come ridurre gli enti intermedi, si crede ancora nella costruzione di nuove province. Bisogna fare come la Ferro: dare la stessa importanza a Catanzaro e Lamezia parlando di un ambito territoriale unico, forte, che possa far decollare il centro della Calabria».

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