Il Giro d’Italia ritorna a Catanzaro dopo anni e rappresenta una ghiotta occasione per rilanciare uno sport che vanta migliaia di appassionati in tutto il paese ma gode di scarsa considerazione proprio nel sud dello stivale. Non è raro incontrare cicloamatori percorrere le strade della nostra Calabria, corridori che nei ritagli di tempo cavalcano la loro bici per emulare i Cunego, i Bettini, i De Luca di turno. Massimiliano Russo, 30 anni, catanzarese di nascita ma bolognese di adozione, è uno di quelli che corre «per puro divertimento e per stare a contatto con la natura». Un emblema di quei tanti sportivi locali amanti delle due ruote e pronti, nei ritagli di tempo, a indossare tuta, guanti e caschetto per macinare chilometri. «La passione è nata a 15 anni, quando papà mi comprò la prima bici da corsa - racconta -. Le prime volte percorrevo, al massimo, il tratto Catanzaro città - Catanzaro lido: adesso mi diverto ad arrivare fino in Sila». Massimiliano spiega bene i sacrifici che occorrono per praticare il ciclismo a certi livelli: «Già io mi alleno tutto l’anno, faccio dai 5.000 a 10.000 km in base al tempo a disposizione. È uno sport dove non si può improvvisare nulla, chi va in bici lo sa: occorrono concentrazione, carattere, caparbietà e determinazione. Pensa a dover partire dal lungomare di lido per arrivare in Sila, se non ci sei con la testa non arrivi». Il giovane corridore è riuscito a togliersi qualche soddisfazione partecipando alla sua prima gara agonistica, la “Dieci colli di Bologna”: «è stata durissima, eravamo circa 3 mila atleti provenienti da tutta Italia. Sono soddisfatto perché ho completato i 158 km del tracciato in un tempo dignitoso». Russo a Bologna è riuscito a realizzare quello che non ha potuto fare nella sua città natale: «Quando sono partito ero un ragazzino, non sapevo neanche cosa fossero l’UISP o l’UCI. Oggi non conosco la realtà di Catanzaro, non so se sono presenti gruppi sportivi con atleti che partecipano alle gare di fondo che si organizzano tutti gli anni nelle varie regioni italiane tipo la Maratona delle Dolomiti, o la Nove colli di Cesenatico dedicata a Marco Pantani». Massimiliano ricorda bene il Giro d’Italia del 1996, quando il traguardo era a piazza Prefettura: «C’era un fiume di gente che aspettava l’arrivo dei corridori ed io ero in prima fila per gustarmi lo spettacolo. Mi accorsi, però, che nessuno riconosceva i ciclisti, eppure era l’anno dei Gianni Bugno e Mario Cipollini. Mi auguro che oggi le cose siano cambiate e ci sia più partecipazione». Il corridore catanzarese ne approfitta per lanciare un appello all’assessore allo sport della nostra città: «Perché non organizzare un appuntamento annuale con una “gran fondo” che faccia parte del calendario dell’UISP? Arriverebbero migliaia di atleti da tutta Italia e sarebbe una gran bella pubblicità per la nostra città: abbiamo percorsi spettacolari e le montagne della Sila non hanno proprio nulla da invidiare all’Appennino bolognese».
2 commenti:
Sia lodato il giovane talento Max Russo, che con sudore e fatica ha raggiunto il traguardo nella 10 colli bolognesi dopo mesi e mesi di estenuante allenamento. Sia lodato anche il giovane giornalista Mirko Vespertini, che ha fatto sì che le gesta del Russo siano apparse sul Quotidiano della Calabria. Sono questi i figli migliori della nostra amata Calabria. Fabrizio Nicotera
giusto!
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